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Percorso di navigazione: Transessualismo/ Standard di adeguamento/ Il percorso in pillole/

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il percorso in pillole

 quali passi deve affrontare la persona transessuale?

Queste righe vogliono essere un rapido panorama su quali sono le varie fasi del percorso che una persona transessuale? potrebbe dover affrontare.

Questo non deve essere inteso come "percorso obbligato": non per tutti l'iter e' lo stesso, e non tutti sentono come necessaria la strada dell'interveno chirurgico.


Poche persone sono a conoscenza del fatto che l’iter di cambiamento di una persona transessuale? (quello che viene comunemente definito “transizione”) è un percorso molto lungo, e che, nel caso si voglia arrivare alla riassegnazione chirurgica del sesso, è regolamentato, in Italia, dalla legge.
 

Lo scopo di questa introduzione e' dare pertanto un'idea della complicazione e della lunghezza del percorso, per fare capire sia agli utenti all'inzio del percorso che, soprattutto, alle altre persone, quanto e' difficile e faticoso arrivare in fondo, con la speranza che questo serva ad agevolare tale compito.

Gli approfondimenti, e i dettagli di come si svolgono le varie fasi, saranno oggetto di altre pagine.

Il percorso (o "iter") di transizione e' composto da tali fasi:
  • l'introspezione: la persona, a seguito del persistente disagio che sente col proprio corpo e col ruolo che deve condurre nella societa', comincia a "formalizzare" le domande su di se' e la propria identita', e a sentire il bisogno di un confronto, su questi temi
  • il contatto coi professionisti: in base a questo bisogno, la persona, o direttamente o attraverso le associazioni di utenti, arriva a contattare degli specialisti, con lo scopo di capire meglio se stessa o decisamente di ottenere terapie ormonali o chirugiche.
    Tale specialista puo' essere uno psicologo/psichiatra o un'altra figura, ma in ogni caso l'utente viene rimandato ad un colloquio di tipo psicologico
  • il percorso psicologico: e' una delle fasi fondamentali del processo, anche se spesso viene vissuto come "obbligo", e pertanto non adeguatamente sfruttato dalle persone transessuali.
    Ha una doppia valenza, diagnostica e terapeutica/supportiva: la prima ha lo scopo di valutare correttamente la situazione e la "realtà" della condizione transessuale?, visto l'impatto che i passi successivi possono avere sulla persona, mentre la seconda deve servire da "appoggio" alla persona per aiutarla nei momenti difficili del percorso che l'aspetta.
    Le modalità possono essere molteplici, e dipendono dall'impostazione teorico- clinica del professionista scelto palla persona interessata, dall’offerta di un lavoro individuale o di gruppo, dalla lunghezza della lista di attesa, dalla frequenza degli incontri, dalla disponibilita' o meno di un servizio pubblico.
    Escluse problematiche psichiatriche, eventualmente attraverso visita psichiatrica apposita, il percorso psicologico continua in parallelo agli step successivi, accompagnando la persona, a seconda dei bisogni, fino alla riconversione chirurgica o anche oltre.
  • la terapia ormonale: al termine dei primi sei mesi di percorso psicologico viene esaminata l'opportunita' di autorizzare una terapia ormonale, in accordo con l’endocrinologo.
    Lo scopo della terapia e' quello di modificare i caratteri sessuali terziari (femminilizzare l'aspetto nelle MtF e mascolinizzarlo negli FtM), per quanto possibile, ed inibire manifestazioni fisiche proprie del sesso biologico di appartenenza (inibire/ridurre erezione ed eiaculazione, inibire il ciclo mestruale).
    La terapia ormonale, o meglio i suoi effetti, sia fisici che psicologici, hanno anche una forte valenza "auto-diagnostica", in quanto tali effetti possono avere sul soggetto una spinta confermativa, o, al contrario, indurlo a riconsiderare tutto il percorso. In quest'ottica e' stato dimostrato che, se protratta per un periodo limitato, la terapia e' reversibile.
    La terapia, con opportuni aggiustamenti e stretto controllo medico, continuera' poi per tutta la vita, anche dopo l'eventuale riconversione chirurgica, per garantire un livello sostituivo di estrogeni/androgeni normale per i vari aspetti metabolici.
  • il "test di vita reale" (RLT, Real Life Test): la persona , sempre col supporto psicologico, in genere contestualmente all'inizio della terapia ormonale, inizia a "vivere" nel mondo come persona del sesso a cui sente di appartenere, adottando il ruolo di genere consono in termini di abbigliamento, comportamento, espressione ecc.
    Anche questa fase e' fortemente auto-diagnostica, in quanto attraverso di essa si deve dimostrare a se stessi e agli altri che si e' in grado di vivere nel mondo reale nel genere scelto, sperimentandone onori e oneri, e non solo i "privilegi" stereotipati
  • l'iter legale: nel caso la persona interessata richieda la riconversione chirurgica del sesso, trascorsi due anni dall'inizio del percorso psicologico, i professionisti che l'hanno seguita stilano delle relazioni sulla persona stessa e sul percorso effettuato. Queste verranno utilizzate a supporto della richiesta di autorizzazione all'intervento chirurgico, che deve essere inoltrata al Tribunale competente per residenza.
    Il giudice, accettando le perizie di parte o sentito il parere di periti d'ufficio, puo' decidere se concedere l'autorizzazione con sentenza. Per come la legge 164 e' comunemente interpretata, a valle dell'effettivo svolgimento dell'intervento chirurgico, viene effettuato un secondo ricorso, col supporto della cartella clinica che attesti l'avvenuto intervento, per ottenere, sempre dal Tribunale, la rettifica dei dati anagrafici, a cui segue la lunga attivita' di correzione di tutta i documenti (patente, licenze, titoli di studio, depositi bancari, bollette, atti di proprieta' ecc ecc ecc)
  • la RCS (Riconversione Chirurgica di Sesso) (o SRS - Sex reassignment Surgery): ottenuta l'autorizzazione all'intervento, la persona richiede ad uno dei centri chirurgici che effettuano tale tipo di intervento di essere inserita nella lista d'attesa. L'attesa puo' avere una durata variabile da pochi mesi a molti anni, a seconda del tipo di struttura (pubblica o privata), dall'affluenza di utenza in quella specifica struttura, dal tipo di conversione (da uomo a donna o viceversa).
    In ogni caso la fase chirurgica prevede l'asportazione degli organi genitali primari e secondari, e la ricostruzione, in gradi diversi, di strutture fisiche somiglianti il piu' possibile agli organi sessuali secondari del sesso desiderato (neo-vagina, neo-pene).
  • il re-inserimento sociale: in generale inizia gia' all'epoca del Real Life Test, ma si completa a valle della conclusione dell'iter legale: si tratta di riconfigurare la propria vita in tutto e per tutto, da un punto di vista lavorativo, affettivo, relazionale, in senso lato - appunto "sociale", come membro del genere scelto. Lo scopo e' quello di riuscire a conseguire l'affermazione completa del proprio progetto di vita e di cittadinanza attiva.
    E' questo forse un'aspetto ancora un po' trascurato, da parte dei professionisti che si occupano piu' concretamente delle fasi precedenti, in quanto con la riassegnazione anagrafica l'iter si intende ormai concluso.
  • il "follow-up": affinché il benessere della persona possa realizzarsi in modo compiuto e stabile nel tempo si ritiene necessario effettuare, oltre ai dovuti controlli legati a specifiche situazioni personali, tre incontri di follow-up generalizzati (a 6 mesi, 1 anno, 2 anni dalla RCS). Il follow-up ha la finalità di verificare l'inserimento sociale e le condizioni psicofisiologiche connesse con gli adeguamenti effettuati. Per quanto attiene alla terapie ormonali deve effettuarsi, in assenza di problemi particolari, almeno un controllo annuale per l'intero arco di vita.
    Questo e' invece un'aspetto trascurato dagli utenti, che, appesantiti da un iter gia' particolarmente lungo e faticoso, se ne vogliono liberare al piu' presto, e non ne riconoscono l'utilita', sia in termini di "informazioni di ritorno" utili per coloro che verranno dopo, sia per avere un supporto in alcune fasi della propria vita futura.

     

 



Quanto sopra descritto rappresenta la falsariga del processo di transizione.
Non vuole essere una descrizione esaustiva, ne' tantomeno rigida, ma solo un aiuto, una introduzione per chi a questo viaggio si avvicina, a vario titolo: persone transessuali, persone che con queste interagiscono nel quotidiano (parenti e amici, partner, colleghi, datori di lavoro...), e professionisti che con questa tematica si trovano ad operare

 

 

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