Progetto Orlando   Progetto Orlando   Progetto Orlando   Progetto Orlando   Progetto Orlando
 
 
Progetto Orlando

 

Progetto Orlando
 
Progetto Orlando
 
 
Progetto Orlando
 
Progetto Orlando
Progetto Orlando
 
 
 
 
Percorso di navigazione: Transessualismo/ Approfondimenti teorici/

Progetto Orlando Visualizza tutti gli articoli di questa sezione

J. LACAN

Jacques Lacan affronta per la prima volta il tema del transessualismo nel testo “Una questione preliminare ad ogni possibile trattamento della psicosi”, nel quale offre delle diverse interpretazioni del fenomeno transessuale, che si riscontra negli psicotici.
E’nella revisione del Complesso di Edipo, quindi nella proposta della metafora paterna, nel Nodo Borromeo e nell’interpretazione della psicosi di Schreber proposte dall’autore, che è possibile trovare le diverse chiavi di lettura date dell’inclinazione transessuale.
Lacan struttura l’Edipo in tre tempi: nel primo, il bambino desidera le cure della madre, vuole essere tutto per lei, ovvero il completamento di ciò che le manca: il fallo; questo primo tempo coincide con la specularità del desiderio della madre e del figlio.
Nel secondo, abbiamo l’intervento del padre che priva il bambino dell’oggetto del suo desiderio e la madre del suo completamento fallico: in questa fase il bambino incontra la Legge del Padre ed il suo Interdetto, sul quale si fonda l’ordine simbolico.
Scrive Lacan: “E’ nel Nome del Padre che dobbiamo riconoscere il supporto della funzione simbolica che, dal sorgere dei tempi storici, identifica la propria persona con la figura della legge” (Lacan, p. 271).
Se madre e bambino riconoscono ed accettano la legge paterna, il figlio si identifica con il padre in quanto detentore del fallo; il padre mette il fallo al suo posto come oggetto desiderato dalla madre e distinto dal bambino (Vegetti Finzi, 1986; pp. 381-382).
Se l’Interdizione paterna non viene riconosciuta, il Nome del Padre resta “forcluso” e il bambino oltre a non raggiungere una compiuta autocostituzione della soggettività, non ha accesso al simbolico.
La reiezione del Nome del Padre può avere anche un altro effetto che è quello della femminilizzazione, cioè un’identificazione psicotica del bambino con il fallo che manca alla madre: “… Per dover essere un fallo, il paziente sarà votato ad essere una donna… Senza dubbio, la divinazione dell’inconscio ha molto presto avvertito il soggetto che, non potendo essere il fallo che manca alla madre, non gli resta altra soluzione che essere la donna che manca agli uomini” (Callieri, 1999).
L’autore prende come esempio della femminilizzazione indotta dalla psicosi, quello del Presidente della Corte d’Appello Schreber, ricorrendo al concetto di “godimento transessualista”, costituito a sua volta dal “godimento fallico” e “godimento Altro” (Lacan, 1958a; p. 567).
Con quest’ultimo termine, Lacan si riferisce ad un godimento non sottoposto alla castrazione e come tale posto fuori dal godimento fallico. All’interno di questo fa poi rientrare quello dei mistici e quello femminile, per indicare la presenza nelle donne di un godimento supplementare rispetto a quello fallico e per nulla complementare a quest’ultimo (Bottone in Valerio et al., 2001; pp. 163-164).
Nella psicosi, essendoci la preclusione del Nome del Padre e la conseguente abolizione della significazione fallica, ne consegue che il “godimento Altro” è proprio quello dello psicotico, ad esclusione di quello fallico.
Mentre nella donna il godimento Altro si articola all’economia fallica e viceversa, nella psicosi tale godimento invade interamente il soggetto. Ciò spiega anche perché, nella psicosi, un possibile effetto è quella “spinta alla donna”, che si impone al soggetto come una forzatura. Vi è dunque un’omologia strutturale tra la psicosi e il “godimento transessualista”, poiché inscritto nel “godimento Altro”. Per Lacan è quindi la struttura psicotica a determinare la transessualizzazione e non viceversa (Bottone in Valerio et al., 2001, pp. 166-167).
Lacan afferma, infatti, che il transessualismo non comporta sintomi psicotici, nel senso psichiatrico del termine. Infatti, Schreber, non esprimeva la sensazione transessuale di essere prigioniero in un corpo maschile, egli provava come una forzatura scandalosa la trasformazione femminilizzante che subiva (Callieri, 1999).
Secondo la Millot, il transessualismo maschile, corrisponde al tentativo di supplire alla carenza del Nome del Padre, d’istituire una sospensione della funzione fallica, in quanto il transessuale mira ad incarnare la donna, una Donna tutta intera, più donna delle altre e che le vale tutte; una Donna che secondo Lacan non esiste, è impossibile, ed in quanto tale diviene “uno dei Nomi del Padre”.
La possibilità di una supplenza della funzione paterna, ossia la possibilità che un significante possa venire ad occupare nella struttura il posto lasciato dalla reiezione del Nome del Padre, trova il suo sostegno nel Nodo Borromeo: in mancanza del Nome del Padre, il Reale, Simbolico ed Immaginario sarebbero liberi se essi non fossero annodati da un quarto “anello”, costituito dall’identificazione del soggetto con la Donna.
Tale anello, però, tiene insieme l’Immaginario ed il Simbolico; il Reale, invece, non risulta annodato e la richiesta del transessuale consiste nel reclamare che sia fatta la correzione che aggiusterebbe il Reale del sesso, al nodo Immaginario e Simbolico (Callieri, 1999).

 

 

Progetto orlando Copyright 2009 Progetto Orlando.
Realizzato da Pasquale Garzillo.
Progetto Orlando