Progetto Orlando   Progetto Orlando   Progetto Orlando   Progetto Orlando   Progetto Orlando
 
 
Progetto Orlando

 

Progetto Orlando
 
Progetto Orlando
 
 
Progetto Orlando
 
Progetto Orlando
Progetto Orlando
 
 
 
 
Percorso di navigazione: Transessualismo/ Mito e legenda/

Progetto Orlando Visualizza tutti gli articoli di questa sezione

Mito, legenda e storia

 

Nelle prossime pagine vogliamo offrire un breve quadro del transessualismo come fenomeno che ha attraversato la storia, che è presente in diverse culture, e che ha stimolato la fantasia dei popoli che lo hanno soventemente inserito nelle loro tradizioni mitologiche.
Se la mitologia è uno specchio un po’ fantastico della realtà, attraverso il quale i popoli tentavano di spiegarsi i fenomeni più diversi, l’esistenza di tali racconti ci induce a credere che il cambiamento di sesso sia un fenomeno, in qualche modo, da sempre esistito.
Oltre al celebre mito dell’"androgino", descritto da Platone nel Simposio, nella mitologia greca esiste una divinità, Venere Castina, che risponde con comprensione ai desideri delle "anime femminili" racchiuse in corpi maschili.
Erodoto riporta un’altra interpretazione che la mitologia dà del cambiamento di sesso, quella di punizione divina. Egli narra, così, che Tiresia, indovino tebano, stesse passeggiando sul monte Cilene quando s’imbatté in due serpenti in amore; uccise la femmina, e per quest’atto fu trasformato in donna. In seguito fu nuovamente punito e ritrasformato in uomo, in quanto pare avesse molto di buon grado accettato la sua nuova condizione, avendo scoperto che il piacere della donna durante il coito era dieci volte superiore a quello dell’uomo.
In maniera assai simile nelle leggende del Mahâbhârata, poema epico indiano, si racconta di un re che, trasformato in donna anch’egli per punizione divina, rifiutò di essere trasformato nuovamente in uomo per aver sperimentato il maggior piacere provato dalla donna nel fare l’amore.
Un altro mito riguarda gli Sciiti: si narra, infatti, che la retroguardia del loro esercito, dopo aver conquistato
la Palestina, saccheggiò sulla via del ritorno il tempio di Venere ad Ascalona. La dea, furiosa per l’accaduto, trasformò in donne i saccheggiatori, scagliando la medesima maledizione sulla loro discendenza. Del resto gli Sciiti vengono da Ippocrate definiti "non-uomini" e assimilati agli eunuchi.
Un altro racconto ci parla di Attis, una divinità frigia. Secondo questo mito Zeus avrebbe generato, dalla Grande Madre, l’androgina Agdistis. Agdistis e la figlia del re Sangario avrebbero, quindi, generato appunto Attis. Agdistis, innamoratasi del suo stesso figlio, fu colta da gelosia folle perché Attis si preparava a sposare la figlia del re Mida. A questo punto, in preda al furore, irruppe nella sala del banchetto ed obbligò tutti i convitati ad automutilarsi. Attis in seguito morì, e risorgendo assurse al ruolo di divinità. lo troviamo, così, rappresentato in una statua della prima metà del II secolo d.C., ritrovata ad Ostia, come un giovane bellissimo, con berretto frigio e abbigliamento orientale.
Legato al mito di Attis è quello di Cibele. Cibele è, per le religioni anatoliche del I millennio a. C., la madre degli dei e la signora di tutto il mondo animale e vegetale. Attis è considerato una divinità maschile subordinata a Cibele, il suo compimento. Ed infatti i sacerdoti della dea lo prendono ad esempio e, nel loro fanatismo religioso, dimostrano la loro completa dedizione a Cibele evirandosi. Il furore mistico di Attis, che si esprime appunto con l’automutilazione, è raccontato anche in un carme di Catullo, segno questo che i miti di Attis e Cibele trovarono seguito anche a Roma. Nel carme il dio appare come ‘posseduto’ da uno spirito che gli impedisce di conservare la propria mascolinità. Il mito di Attis, il suo ‘diventare femmina’ in risposta all’esigenza della divinità, rappresenta il sentimento religioso presente in tutte quelle culture in cui la femminilizzazione è consentita, anzi favorita, ricercata, per motivi ‘sacri’, al fine di ‘servire’ gli dei nel modo migliore.
Tra storia e leggenda di inseriscono due racconti della Roma dei cesari. Sembra che una delle prime operazioni di conversione sarebbe stata eseguita per ordine di Nerone. Secondo quanto si racconta, l’Imperatore, durante un accesso di rabbia, uccise la moglie, incinta, tirandole un calcio all’addome. Spinto dal rimorso, cercò qualcuno il cui volto somigliasse a quello della moglie assassinata. Colui che meglio si adattava all’esecuzione dell’ordine risultò essere un giovane liberto, maschio, di nome Sporo. Si narra dunque che Nerone abbia ordinato ai suoi chirurghi di trasformare il giovane in donna. In seguito alla ‘conversione’, i due contrassero nozze formali.
Un altro imperatore romano, Eliogabalo, avrebbe sposato un poderoso schiavo, Ierocle, e poi, dopo il matrimonio, avrebbe assunto le funzioni di ‘moglie’. Eliogabalo viene descritto "deliziato a sentirsi chiamare la signora, la sposa, la regina di Ierocle", e si dice che avrebbe offerto la metà dell’Impero Romano al medico che l’avesse potuto fornire di genitali femminili.
La storia di Roma imperiale è ricca di citazioni in cui si rimpiangono i tempi delle origini, l’austerità dell’epoca repubblicana, e si nota quanto i costumi effeminati dell’Asia Minore abbiano avuto degli effetti corruttori sulla gens romana; Giovenale, nelle Satire, parla di ‘maniere frige’ ed invita coloro che sono ormai divenuti ‘semiuomini’ ad evirarsi in quanto li considera traditori del proprio sesso. Filone, filosofo di Alessandria, scrisse: "Riservando ogni possibile cura al loro adornamento esterno, costoro non hanno neppure vergogna di ricorrere a qualsiasi espediente per mutare artificialmente in femminile la loro natura d’uomini…Alcuni di loro…bramando una completa trasformazione in donne, hanno amputato i propri organi della generazione". Dal poeta latino Manlio leggiamo: "Queste (persone) continuamente si preoccuperanno del loro vistoso abbigliamento e dell’apparenza attraente, di arricciarsi la chioma e di disporla in boccoli ondulati…di depilarsi le membra irsute…Si! E d’aver in odio il loro autentico aspetto di uomini, e di desiderare d’aver braccia su cui non crescano peli. Vesti da donna indossano…il loro passo piegano ad un’andatura effeminata…" .
Sicuramente risulta difficile comprendere, leggendo quanto riportato, se queste testimonianze si riferiscono a travestiti, omosessuali, omosessuali effemminati, transessuali o casi di intersessualità. Anche quando il riferimento al ‘cambiamento di sesso’ è chiaro, per quel che ne sappiamo esso può riferirsi anche solo alla pratica del travestitismo o all’omosessualità. In definitiva, anche se in alcuni racconti può sembrare che si parli di ciò che attualmente si definisce come DIG, non dobbiamo dimenticare che ogni tempo ha la propria ‘normativa sessuale’, il proprio modo di ‘guardare’ e quindi ‘interpretare’ i fenomeni sociali.
In questi racconti è frequente l’idea del cambiamento di sesso come punizione ad opera delle divinità. Nei secoli seguenti la connotazione negativa del fenomeno non è venuta meno, trasferendone però la responsabilità alla stregoneria e all’intervento di demoni, restando però sempre nel campo del soprannaturale. Nel mondo occidentale è chiaro quindi che un’inversione del proprio ruolo sessuale è giudicata un comportamento deviante. La cultura giudaico-cristiana ha avuto una forte influenza in questo senso, sia per la presunta inferiorità della donna rispetto all’uomo, concetto per altro già presente nella cultura greca, che per il concetto di peccato legato all’inversione della sessualità.
Questo non ha certo impedito a molti uomini, nei secoli passati, di vivere come donne. È anche vero, però, che se la mitologia e la storia classica Greca e Romana forniscono numerosi esempi, dopo questo periodo le cronache si arrestano. Dopo un periodo di silenzio che giunge fino al Rinascimento, il primo caso di inversione di genere che le cronache riportano è quello di Enrico III di Francia (XVI sec.), del quale si racconta che un giorno decise di rivelarsi comparendo vestito da donna dinanzi ai deputati.
Dal XVII secolo ci giungono notizie di un notabile francese, l’Abate de Choisy, noto anche come Francois Timoleon. Le informazioni sulla sua identità di genere, sulle sue abitudini e sulla sua infanzia le traiamo dai suoi scritti. Egli racconta che venne abituato dalla madre ad indossare fin dall’infanzia indumenti femminili; mantenne questa abitudine anche nell’età adulta fino al punto da utilizzare stretti bustini per rendere "più prominenti le natiche, i fianchi ed il petto". Riguardo alla sua identità di genere, egli scrisse: "Io penso veramente e sinceramente d’essere una donna… Udendo qualcuno vicino a me sussurrare: ‘Che donna graziosa!’ ne ho provato un piacere così grande che è al di là di ogni paragone. Ambizione, ricchezza, persino amore non possono eguagliarlo…".
Da questa descrizione che egli stesso fornisce di se stesso e della sua vita emergono numerosi punti di contatto con il DIG come oggi la conosciamo, e particolarmente drammatica risulta l’impressione che si ha di una persona che ormai non nutre altra speranza che quella di essere considerata donna.
Si racconta di un altro abate, l’Abate d’Entragues, che si sottoponeva a salassi facciali per rendere il suo volto ‘pallido e interessante’ secondo la moda del tempo. Ancora le cronache parlano di un certo abate Becarelli, sedicente messia che sosteneva di possedere una droga che poteva ‘cambiare il sesso’. Coloro che assunsero la droga non videro certo mutato il loro sesso, ma si credettero temporaneamente trasformati gli uomini in donne e le donne in uomini.
Si pensi ancora al Cavaliere d’Eon, ufficiale dei dragoni al tempo di Luigi XV, che visse 49 anni da uomo e 37 da donna. Del Cavalier d’Eon si narra addirittura che come donna sia stata rivale di Madame de Pompadour in qualità di nuova graziosa favorita di Luigi XV, facendo così il suo ingresso nella storia. Quando il re venne a conoscenza di questo segreto, trasformò il Cavaliere in un diplomatico di fiducia. Nel 1775 andò in Russia in missione segreta sotto le mentite spoglie della nipote dell’agente accreditato dal re, e l’anno successivo tornò in Russia in veste maschile per completare la missione. Dopo la morte di Luigi XV visse permanentemente come donna. Trascorse i suoi ultimi anni in Inghilterra, dove aleggiò sempre un dubbio sulla sua reale identità, e si giunse persino a pensare che fosse ‘travestito’ quando era in abiti maschili.
Infine a Venezia, nel 1885, si scoprì, soltanto dopo la sua morte, che una tal M.lle Jenny Savalette de Lange era in realtà un uomo. Egli per tutta la vita aveva tentato di ottenere un certificato di nascita sostitutivo da cui risultasse di sesso femminile.
Nel XX secolo, per la precisione negli anni Quaranta, nasce il fenomeno delle regine, le Drag Queen, dove per drag si intende l’abito femminile da indossare in scena. Stiamo quindi parlando di travestitismo teatrale, non di transessualismo, sebbene le foto di alcune delle più famose regine dell’epoca ci mostrino delle ‘donne’ decisamente femminili e attraenti. È probabile quindi che qualcuna di queste potesse essere un transessuale quale oggi si intende, e in effetti alcune di loro avrebbero poi cambiato sesso negli anni Settanta. Il travestitismo teatrale è un fenomeno però che risale ad epoche antichissime, e sebbene fosse dovuto al fatto che alle donne era proibito calcare le scene, sarebbe proprio assurdo pensare che il palcoscenico sia stato utilizzato da alcuni uomini per concedersi la trasgressione di fare la donna? Negli anni Quaranta, del resto, certamente il fenomeno del travestitismo teatrale permise ad alcuni uomini, che ne sentivano l’intima esigenza, la possibilità di esprimere la loro doppia identità, in alcuni casi l’unica. Per molti infatti non era solo un lavoro, ed il termine "regina" stava ad indicare una situazione di confusione tra il maschio eterosessuale ed il maschio omosessuale, ma fu solo dopo la pubblicazione del caso Jorgensen che nell’ambiente cominciò ad essere evidente la presenza di un fenomeno che andava aldilà del travestitismo artistico. È a questo punto che comincia davvero a manifestarsi quello che attualmente definiamo transessualismo; coloro ai quali indossare un semplice abito non basta per sentirsi appagati iniziano a venire fuori e parallelamente cominciano le richieste di interventi di chirurgia estetica; fu a questo punto che le Drag Queen smisero di essere viste come un fenomeno interessante e spettacolare, per entrare nel mondo della "devianza". Ciò che in teatro desta curiosità, diverte, ed è permesso, fuori dal palcoscenico dà scandalo e non è più comprensibile. Immesso nella vita di ogni giorno il "travestitismo" comincia ad essere la spia di un fenomeno che turba profondamente il singolo individuo e che infastidisce una società fondata su regole sessuali improntate a un certo rigido moralismo. Certo parliamo di un fenomeno che, come abbiamo visto, è sempre esistito, ma che mai come in quegli anni veniva a galla e cominciava a delinearsi, favorito dai profondi mutamenti della società, in primo piano la rivoluzione sessuale degli anni Sessanta, e dal sempre crescente interesse del mondo medico. Di pari passo all’emancipazione femminile, all’inserirsi della donna in ambienti maschili, all’affermarsi anche della moda unisex, comincia ad essere sempre più evidente la differenza tra transessuali e travestiti, non solo agli altri, ma agli stessi interessati.
Più nella società le differenze tra uomo e donna divengono sfumate, più divengono precise quelle all’interno del "mondo della trasgressione" e cominciano a differenziarsi nello stesso ambiente persone con esigenze diverse, con un diverso modo di vivere la propria sessualità e di sentire la propria identità.
Questo processo di frammentazione è ancora in atto, e sembra davvero che la retta immaginaria che intercorre tra eterosessualità e transessualismo sia costituita da segmenti infiniti che si moltiplicano secondo la regola del paradosso di Zenone.

 

Progetto orlando Copyright 2009 Progetto Orlando.
Realizzato da Pasquale Garzillo.
Progetto Orlando