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Il Transessualismo

 

Di transessualismo, attualmente, si parla tanto, al punto da essere diventato un fenomeno di costume, un argomento di conversazione di gran moda nei vari salotti televisivi. Il tema viene di volta in volta affrontato con tono ora leggero, ora impegnato; talvolta l'intento è quello di fornire una seria informazione sull'argomento, più spesso esso viene utilizzato come "accalappia ascolti" in programmi di intrattenimento con velleità giornalistiche. Probabilmente se ne parla anche troppo, ma poco in maniera adeguata.
Con queste pagine non vogliamo avere certo la presunzione di offrire una parola ultima e definitiva sull'argomento; intendiamo semplicemente aprire una finestra di informazione e dialogo, lontana dalle sarabande televisive e dai toni spesso scandalistici dei media.
L’ambiguità sessuale ha sempre suscitato interesse e curiosità tanto che sin dall’antichità classica ha inspirato miti, leggende, credenze ed opere d’arte ma solo agli inizi del XX sec ci sono stati radicali mutamenti nel modo di considerare la sfera sessuale.
Nel corso degli ultimi trenta ani l’interesse della comunità scientifica per il fenomeno transessuale è cresciuto in maniera esponenziale, così come è testimoniato dall’evoluzione della stessa terminologia.
Il primo tentativo di una discussione sistematica su tale oggetto è da ricercare nella psicopatologia psichiatrica di fine 800 inizi 900, periodo in cui all’attuale transessualismo non era riconosciuta una propria autonomia, tanto da essere posto in continuità con altre perversioni quali l’omosessualità ed il travestitismo.
Anche se si ritiene che sia stato Fenichel a descrivere il primo caso di un transessuale nel 1853, il primo testo che tratta dell’argomento risale al 1886, anno in cui fu pubblicata la prima edizione di Psychopathia Sexualis di Krafft-Ebing.
In quest’opera sono presentate due autobiografie famose i cui autori erano affetti da quella che Ebing definì, metamorfosi sessuale paranoica e nelle quali emerge chiaramente il legame tra il cambiamento di sesso e l’esigenza di assumerne l’appartenenza femminile.
Krafft-Ebing considerava lo stato di questi due soggetti come una manifestazione della “sensibilità sessuale invertita” già riscontrata da Westphal nel 1870.
Nel 1910 fu Magnus Hirschfeld ad impiegare per la prima volta il termine “Transvestitismus”, riferendosi a quella condizione in cui alcuni individui tendono ad indossare l’abbigliamento del sesso opposto, collocandoli sul paino nosografico, in quello che egli definì stadio sessuale intermedio (Valerio et al., 2001, p. 15).
Nel 1914 Ferenczi in un articolo intitolato “L’omoerotismo: nosologia dell’omosessualità maschile”, farà riferimento al concetto di sensibilità sessuale invertita ed a quello di stadio sessuale intermedio proposta da Hirschfeld.
Ferenczi nel suo lavoro sostituisce il termine omosessualità con quello d’omoerotismo, enfatizzando la dimensione della sensibilità, cioè la dimensione psichica, rispetto a quella biologica e comportamentale.
Freud nei Tre saggi sulla teoria sessuale pone l'accento sulla bisessualità intrinseca degli esseri umani rifacendosi al dato biologico e costituzionale da un lato, ma la considera anche in termini di identificazioni e di posizioni edipiche. Per Freud però, il maschile ed il femminile non rinviano semplicemente allo sviluppo del bambino o della bambina: si riferiscono piuttosto al modo in cui ogni individuo affronta questo riconoscimento della differenza (Breen, 2000, p. 14).
Non esiste una sessualità naturale, si tratta sempre di psicosessualità, di una costruzione relativamente indipendente dalla biologia. La differenza anatomica, non di per se stessa ma attraverso il significato che assume, modellerà le relazioni oggettuali (Breen, 2000).
Il termine transessualismo, dopo essere stato introdotto in maniera a specifica da Hirschfeld, ritorna nel 1949 quando David O. Caudwell in Sexology magazine descrisse il caso di una ragazza che desiderava “ossessivamente” essere un uomo, denominando tale condizione psychopathia trans-sexualis (Caudwell, 1949). Caudwell adoperò tale termine per connotare un quadro clinico all’interno delle disforie di genere, cioè uno stato d’animo caratterizzato d’angoscia relativa al rifiuto del proprio sesso anatomico.
Al transessualismo viene però riconosciuta una propria autonomia solo grazie ad un endocrinologo e sessuologo Harry Benjamin che in quell’anno pubblicò un articolo sulla rivista International Journal of Sexology, dal titolo“Transvestitism and transsexualism”.
Benjamin scrisse: “I veri transessuali sentono di appartenere all’altro sesso desiderano d’essere e di operare come membri del sesso opposto, non di apparir tali soltanto; per essi, i loro caratteri sessuali, tanto primari (testicoli), quanto secondari (pene, e gli altri), sono deformità disgustose che devono essere trasformate dal bisturi del chirurgo” (Benjamin, 1966, p. 23). Scrisse quest’articolo in seguito alla pubblicazione del “caso Jorgersen”, una descrizione di un intervento di rassegnazione chirurgica del sesso effettuata nel 1951 e pubblicata da George K. Sturup ed E. Dahl-Iversen sul Journal of American Medical Association. Questo intervento, pur non essendo il primo, contribuì ad aprire un dibattito sull’argomento ed oggi tale termine rimanda a tutte quelle persone che sentendo il proprio sesso psicologico, non corrispondente a quello anatomico, desiderano ottenere la riattribuzione chirurgica del sesso (RCS) e la rettificazione anagrafica, così da poter soddisfare l’esigenza di divenire un membro del sesso opposto.
Il dibattito su quale fosse la definizione scientifica più corretta di tale fenomeno non si interruppe. Nel 1980 si giunse comunque alla comparsa della categoria clinica di DIG, definizione tuttora utilizzata nel DSM IV. (DSM: Manuale Statistico Diagnostico, redatto dall'Associazione Americana di Psichiatria, attualmente giunto alla IV edizione). La comunità scientifica continua tuttora a dibattere ampiamente sull'argomento, e attualmente si discute, fra le altre cose, dell'eventualità di eliminare dal DSM la categoria diagnostica DIG. Secondo quanto specificato da tale manuale, tale condizione viene, così, in tal modo descritta:

Disturbi dell'Identità di Genere

Criteri Diagnostici

A. Una forte e persistente identificazione col sesso opposto (non solo un desiderio di qualche presunto vantaggio culturale derivante dall'appartenenza al sesso opposto).

Nei bambini il disturbo si manifesta con quattro (o più) dei seguenti sintomi:

1) desiderio ripetutamente affermato di essere, o insistenza sul fatto di essere, dell'altro sesso

2) nei maschi, preferenza per il travestimento o per l'imitazione dell'abbigliamento femminile; nelle femmine, insistenza nell'indossare solo tipici indumenti maschili

3) forti e persistenti preferenze per i ruoli del sesso opposto nei giochi di simulazione, oppure persistenti fantasie di appartenere al sesso opposto

4) intenso desiderio di partecipare ai tipici giochi e passatempi del sesso opposto

5) forte preferenza per i compagni di gioco del sesso opposto.

Negli adolescenti e negli adulti, l'anomalia si manifesta con sintomi come desiderio dichiarato di essere dell'altro sesso, farsi passare spesso per un membro dell'altro sesso. desiderio di vivere o essere trattato come un membro dell'altro sesso, oppure la convinzione di avere sentimenti e reazioni tipici dell'altro sesso.

B. Persistente malessere riguardo al proprio sesso o senso di estraneità riguardo al ruolo sessuale del proprio sesso.

Nei bambini, l'anomalia si manifesta con uno dei seguenti sintomi: nei maschi, affermazione che il proprio pene o i testicoli il disgustano, o che scompariranno, o affermazione che sarebbe meglio non avere il pene, o avversione verso i giochi di baruffa e rifiuto dei tipici giocattoli, giochi e attività maschili; nelle femmine, rifiuto di urinare in posizione seduta, affermazione di avere o che crescerà loro il pene, o affermazione di non volere che crescano le mammelle o che vengano le mestruazioni, o marcata avversione verso l'abbigliamento femminile tradizionale.

Negli adolescenti e negli adulti, l'anomalia si manifesta con sintomi come preoccupazione di sbarazzarsi delle proprie caratteristiche sessuali primarie o secondarie (per es. richiesta di ormoni, interventi chirurgici, o altre procedure per alterare fisicamente le proprie caratteristiche sessuali, in modo da assumere l'aspetto) o convinzione di essere nati del sesso sbagliato.

C. L'anomalia non è concomitante con una condizione fisica intersessuale.

D. L'anomalia causa disagio clinicamente significativo o compromissione dell'area sociale, lavorativa, o di altre aree importanti del funzionamento.

 

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